Olio su tela
Cm 60 x 80
Un dipinto molto evocativo e ricco di metafore di vita. La falsità, rappresentata dalle maschere che affiorano sull’acqua. La bugia, simboleggiata da chi fin dalla nostra infanzia ne è stato l’emblema: pinocchio. Infine, il raggiro, raffigurato dal gatto che però reca con se un intenzionale riferimento alla volpe – custodito e ben uniformato nel tratteggio del suo profilo che un po’ la ricorda.
Un’amara riflessione quella fatta dall’Artista, sul cammino della vita, che spesso ci fa inciampare in ciò che non è, restituendo una consapevolezza dell’attesa.
Una tela che nonostante l’assunto delle mezze verità, non perde la speranza, certa che, come le bugie, anche la verità verrà a galla; verità rappresentata dai fiori che sfiorano l’acqua.
Quello che si evince è una superficie in movimento che sposta ciò che non è vero, guidato dall’adattamento all’utilità o dal bieco interesse, che non ha né fondamenta né appigli; a differenza dei fiori che sembrano ben ancorati, fermi e con radici forti come la verità.
Valeria Tufariello
Uno stagno infinito senza i bordi, zeppo di ninfee (totem artistico di Daniela) per dare l’idea comunque di una stabilità da trovare in una vita che resiste, nonostante le tentazioni e le bugie o la post verità, anche dove ti sembra tutto circoscritto ma c’è un mondo molto più grande dove si cresce e ci si arrabatta ogni volta per essere qualcuno o qualcosa per sé e per gli altri. Siamo tutti pinocchio coi nasi degli altri, spesso e volentieri e l’artista lo sa e lo descrive a colpi di colori a olio su tela.
La fragilità della vita, ma anche la resilienza in ambienti apparentemente o apertamente ostili, anche celati dietro maschere e ipocrisia, è rappresentato dalle ninfee, un equilibrio se non guardi giù. Pinocchio un po’ attende, un po’ sì guarda attorno e un po’ è tentato dalle bugie e velleità, ma è come se al contempo volesse preservare il proprio legno dall’acqua quasi torbida di uno stagno che seppur circoscritto pare non avere bordi, riva, confini. Come la complessità e a volte la cattiveria umana.
E Pinocchio da burattino, corpo estraneo alla società, per essere accettato è costretto a dire bugie a sua volta pur di essere accettato, ma il legno nel brodo di coltura della menzogna si infradicia e allora pensa anche a quando sarà umano. O a come vorrebbe esserlo per essere accolto, ma senza essere usato come un freak qualunque. Anche se gli umani non gli sembrano poi granché.
Marco Falco giornalista